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Vengono i giorni
Concerto di poesie di Elena Bono.
Con Claudia Koll e Salvatore Ciulla
Chitarra Carmen Martinez
Rappresentazioni pittoriche Daniele Spisa
Drammaturgia e regia Salvatore Ciulla
LXII edizione festival del Teatro di San Miniato, Palazzo Grifoni, Mercoledi 9 Luglio 2008

Recensione di Stefania Venturino

"Vengono i giorni". Prende spunto da una poesia legata al tema della resistenza, e ai nomi che hanno fatto la storia della resistenza genovese e ligure, il concerto di poesie di Elena Bono che si è svolto a San Miniato lo scorso 9 Luglio nell' ambito della LXII edizione della Festa del Teatro, per la lettura degli attori Claudia Koll e Salvatore Ciulla, regista dello spettacolo.
Dopo le due grandi rappresentazioni teatrali del 2000, con la messa in scena di "Le spade e le ferite" (regia di Ugo Gregoretti), e del 2002, con "I Templari" (regia di Pino Manzari), l' opera di Elene Bono torna alla ribalta degli spazi teatrali di San Miniato sotto la forma di un trittico poetico interpretato musicalmente dalla chitarra classica di Carmen Martinez e scenograficamente dalle rappresentazioni pittoriche di Daniele Spisa, a lungo collaboratore del regista Luca Ronconi ed autore, fra le molte altre, delle scenografie allestite per l' opera "Giulietta e Romeo" rivisitata da Riccardo Cocciante.
Il copione in mano al regista, composto da 23 poesie scelte suddivise in tre parti, porta altrettante semplici annotazioni scritte a mano di ciascun "quadro": la parola "fede", per indicare il tema del filone religioso della poetica della Bono, "speranza" per il filone così detto orientale, e "amore" per quello legato al tema della resistenza.
"Perchè ha scelto la parola "amore" per indicare il tema della resistenza?" - chiediamo al regista.
"Ho pensato alle parole di Gesù, nessuno ha un amore più grande di colui che dona la propria vita per gli amici" - dice Ciulla. "Le poesie sulla resistenza di Elena Bono sono un inno alla vita, al senso e al valore della vita"
Lo spettacolo, che inizia con la lettura de "I galli notturni", cala gli spettatori in un' atmosfera di silenzio a di ascolto attento. Ciascuno sulla scena dà vita e anima le parole delle poesie con il proprio linguaggio: gli attori con la voce, la chitarrista con le note musicali, lo scenografo con il suo trittico pittorico.
Il primo quadro che le luci illuminano è quello sulle poesie religiose, ed in particolare alcune legate alla figura di Maria e di Gesù nella sua ultima ora, cui seguono quelle orientali ed infine quelle sulla resistenza.
Elena Bono, raggiunta telefonicamente, ci dice riguardo alle sue poesie orientali: "Ho ridotto l' oriente all' occidente. In gioventù fui attratta dal fascino della spiritualità orientale, ma poi presi le distanze quando sentii la tentazione della deriva nichilista, della seduzione del nulla." E invece, dice la Bono riguardo all' assenza dell' uomo in una poesia particolarmente cara alla Koll intitolata "Che cosa farai tu quando":.."Tu non sei fatto di nebbia, nè di cenere spenta, e neppure di mele. Sei fatto di Dio."
Le voci dei due attori si alternano nelle letture con le loro diverse tonalità vocali ed espressive creando il senso di un fluire armonico e completo di tutta la produzione poetica della Bono, oggi raccolta nel libro  di recente pubblicazione Poesie Opera Omnia (Ed. Le Mani, Recco).
"Cosa l' ha colpita di Elena Bono?" - chiediamo alla Koll che solo di recente l' ha conosciuta ed incontrata personalmente a Chiavari, dove la scrittrice vive. "Innanzitutto la persona: mi ha colpito la sua essenzialità, la sua autenticità, la sua spiritualità. Le sue poesie - dice la Koll -  le sento e le vivo in modo particolarmente intenso e ogni volta in maniera diversa, perchè vivi siamo noi che leggiamo e possiamo entrare nelle parole ogni volta in modo diverso".
Colpisce, nella parte conclusiva della rappresentazione, sentire risuonare nella poesia "Vengono i giorni" i nomi di Gastaldi, Cesare Crosa, Buranello, C. Talassano.
"Voi - scrive la Bono - divenuti nomi di piazze e di strade...Per ricordare la scelta che voi avete fatto a quelli che vengono e vanno con gesti e parole qualunque dove sta chiusa la scelta che anch' essi hanno fatto in queste stanze severe che non consentono fuga, ma tutto è per sempre".
"Grandissima Elena" - prorompe, al termine della presentazione, un commosso Daniele Spisa che si trova in fondo alla sala tra il pubblico - "Solo lei è riuscita a scivere versi così alti sulla resistenza senza cadere mai e minimamente nella retorica. Davvero straordianaria".