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Il Trovatore PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 24 Dicembre 2008 11:19

di  Giuseppe Verdi

Personaggi e interpreti
Il conte di Luna: Alessandro Paliaga
Leonora: Maria Billeri
Azucena: Maria Vittoria Paba
Manrico: Alessandro Maffucci
Ferrando: Alessandro Bianchini
Ines: Federica Nardi
Ruiz: Alessandro Poletti
Un vecchio zingaro: Giuseppe Scazzi
Un messo: Nicola Vocaturo


Coro:
Laboratorio Teatrale dell’Associazione Coro Polifonico San Nicola di Pisa
Diretto da Marco Bargagna
Soprani: Agnese Bargagna, Alice Cavinato, Valeria Cerrai, Lisa Coletta, Valentina Grasso, Anna Guerra, Rosyta Luly, Virginia Puccini, Angela Stefani, Nadia Zamzam
Mezzosoprani: Magda Alexopoulou, Francesca Nardi, Silvia Peña, Nadia Pieraccini, Martina Priami
Contralti: Neva Chiarenza, Francesca Pagni, Valeria Perrone, Cinzia Maria Scicchitano
Tenori primi: Domenico Corrado, Luca Massara, Antonio Piu, Sergio Quaranta, David Querci, Mauro Sanna, Nicola Vocaturo, Emiliano Votino
Tenori secondi: Roberto Frigerio, Mirko Giuntini, Massimo Gobbino, Vincenzo Neri, Davide Santamaria, Giuseppe Scazzi, Mentore Siesto
Baritoni: Edoardo Barsotti, Paolo Carelli, Vincenzo Gervasi, Arthur Whellens
Bassi: Claudio Barandoni, Alessandro Franchini, Ugo Romano,Francesco Tantini
Regia Salvatore Ciulla
Scene Daniele Spisa
Costumi Massimo Poli
Luci Riccardo Tonelli
Direttore di scena Grazia Martelli
Maestro alle luci Pietro Mariani
Assistente regista Antonio Di Stefano
Assistente scenografo Angelita Borgheresi
Pianista Laura Pasqualetti
Direttore artistico Stefano Barandoni

Chi è interessato potrà effettuare la prenotazione, fino ad esaurimento delle disponibilità dei posti, telefonando alla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato tel. 0571 4452.11


LA TRAMA
La vicenda è tratta dal dramma El Trovador di Antonio Garcìa Gutiérrez del 1836. L’azione si svolge in Spagna, parte in Biscaglia e in Aragona, al principio del quattordicesimo secolo, durante la guerra civile scoppiata in seguito alla ribellione del conte di Urgèl contro il re d’Aragona, a capo delle cui truppe è nominato il Conte di Luna. L’opera di Verdi fu rappresentata per la prima volta al Teatro Apollo di Roma il 19 gennaio 1853.
Parte prima - Il duello.
Il capitano della guardia del Conte di Luna, Ferrando, intrattiene i soldati raccontando loro come il padrone sia stato stregato, molti anni prima, da una zingara, la cui figlia, per vendicare la madre condannata al rogo per stregoneria, aveva rapito il fratello del conte, Garcia; essendo poi state ritrovate delle ceneri e delle ossa di bambino, si è pensato che la figlia della strega avesse bruciato il bambino rapito. Nel cortile del palazzo, durante la notte, Leonora d’Aragona, dama di compagnia della regina d’Aragona, confida all’amica Ines di essere innamorata del trovatore Manrico (allora a capo dell’esercito ribelle), che aveva sentito cantare sotto le sue finestre. Lo risente nuovamente ed esce per corrergli incontro, ma anche il Conte di Luna, innamorato egli pure di Leonora, si trova in giardino e la donna, credendolo Manrico, si getta fra le sue braccia. Manrico la scopre e crede di essere stato tradito dall’amata; Leonora tenta così di chiarire l’equivoco e allora il conte sfida a duello il trovatore.
Parte seconda - La gitana
Manrico, ferito durante il duello, si fa curare da colei che pensa essere sua madre: la zingara Azucena. Questa racconta però come la madre di lei sia
stata condannata al rogo dal padre del conte e come essa, delirante, abbia gettato nel fuoco il proprio figlio al posto di Garcia (il fratello del conte che essa stessa aveva rapito): Manrico non è dunque altri che il fratello minore del Conte di Luna. Intanto giunge la notizia che Leonora, pensando che Manrico fosse morto, sta per entrare in convento; subito Manrico si appresta a partire, per avvertire Leonora della sua salvezza. Frattanto il Conte di Luna e i suoi seguaci si sono dati appuntamento nelle vicinanze del convento, per rapire Leonora. Manrico giunge però in tempo e, dopo un breve assalto, riesce a trarre Leonora in salvo nella vicina fortezza di Castellor.
Parte terza - Il figlio della zingara
Nell’accampamento attorno a Castellor il conte è tormentato dalla visione del rivale tra le braccia della donna amata e decide di strappargliela, quando giunge Ferrando che porta con sé Azucena, trovata nei dintorni del castello. Sentendola parlare, il conte riconosce in lei la figlia della strega condannata dal padre e, saputo che è la madre di Manrico, la condanna al rogo. Mentre Manrico e Leonora stanno per sposarsi, Ruiz li informa che Azucena è stata presa e condannata dal conte; Manrico allora parte immediatamente per salvarla.
Parte quarta - Il supplizio
Manrico viene catturato e condannato alla decapitazione. Leonora supplica il conte, che le offre la salvezza di Manrico a condizione che essa si conceda a lui. Seppur inorridita, Leonora accetta e, di nascosto, inghiotte del veleno contenuto in un anello. Nella prigione Manrico e Azucena tentano di consolarsi a vicenda, quando giunge Leonora a portare la notizia della liberazione; Manrico intuisce però il prezzo pagato dalla giovane per la sua liberazione e rifiuta. Intanto il veleno comincia a fare effetto e Leonora muore tra le braccia dell’amato. Il Conte di Luna, scoperto l’inganno, ritira la grazia e ordina l’uccisione di Manrico. Come Manrico muore, Azucena, finalmente liberata dal suo segreto, rivela al conte che in realtà ha ucciso suo fratello: Azucena ha così vendicato la morte di sua madre.
Durante l’evento sarà attivo il progetto Solidarietà e Sorrisi

Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Febbraio 2009 09:35